Il Giorno di Fahrenheit
IL GIORNO DI FAHRENHEIT
Con il raggio mattutino
che si stampa sul cuscino
sorgo, qual giovin signore,
delle piume dal tepore.
Con il dorso della mano
tolgo il vel dal molle ciglio
e con posa da sovrano
celo appena lo sbadiglio.
Non invano:
ricomincia un lento giorno
e la noia fa ritorno.
Pongo tutte le intenzioni
nel cercare occupazioni.
L’aria tersa, del cervello
negli anfratti, già in disparte
come il gusto per il bello,
ora estrae pure l’arte
dal cappello.
Dalla polve con coraggio
tolgo Giotto e Caravaggio,
leggo tutto, pur che sia:
si fa vizio la mania.
Questa smania non ha freno
quindi cerco, andando fuori,
un conforto più sereno
tra gli anonimi lettori…
più o meno.
Per fuggire le ansie amare
non mi resta che viaggiare;
ma un turista si distingue
se conosce molte lingue
ed allora con costanza
studio inglese fino in fondo:
oramai ne so abbastanza
per andare in tutto il mondo
in vacanza.
Ma viaggiare mi ha insegnato
che il sentirsi realizzato
non sta già di là dal mare
ma sta in quello che sai fare.
Butto i libri e compro colla,
carte, nastri colorati.
La passione fa da molla
per oggetti disparati.
E non crolla.
Sembra tutto una magia
ma ci vuol psicologia
per capire tutti i nessi
e conoscere sé stessi.
Ora in piazza vorrei andare
in un angolo adeguato
per parlare, per urlare…
e per essere ascoltato
da un altare.
Per sentirmi un po’ più bene
darei in pasto le mie pene
e una storia da diario
a un concorso letterario.
Ma per giungere alla riva
ci vorrebbe, ho il sospetto,
la scrittura creativa;
quindi lascio il mio progetto
alla deriva.
Ci son anche altri motivi:
quando conti, quando scrivi,
leggi o vuoi navigare,
il PiCì non puoi evitare.
Sarà utile, io penso,
questo mondo digitale,
ma studiare in modo intenso
il computer mi fa male:
non ha senso!
La cultura è un bell’impegno
e per cogliere nel segno
ho deciso che mi sbraco
e mi dedico al burraco.
Son le gioie della vita…
Per te amica beneamata
è nel nostro cuor nutrita
una stima sterminata:
Grazie, Rita !
